Dai dispacci di agenzia di oggi estraggo le parole del Presidente della Repubblica:
"Perché non parlare delle gare che vince la nostra industria della Difesa o del fatto che i presidenti americani viaggeranno su elicotteri italiani o - continua Napolitano - delle altre gare che abbiamo vinto e del contributo che abbiamo dato all'ultima missione nello spazio con il nostro Nespoli"
Caro Presidente,
con tutto il rispetto che voglio e devo verso la piu' alta delle Cariche Costituzionali, mi permetto di dissentire dal suo pensiero e dalle sue parole.
Perchè, vede, purtroppo non bastano due elicotteri e qualche carro armato venduto agli Americani, e neanche uno (o forse anche tre, se non ricordo male) astronauti italiani andati in missione nello spazio per sfamare un popolo di oltre 56 milioni di persone.
Non basta certo vendere qualche Ferrari, o magari anche qualche Fiat. Purtroppo gli italiani sono troppi.
E' vero, c'è qualche realtà nell'industria, come nel commercio, nella scienza e nella ricerca (e meno male!) , che meritano il plauso del mondo intero. Ma non basta.
Non bastano queste "piccole eccellenze" per far grande un paese. E lei, dall'alto della sua esperienza, dall'alto della sua lunga militanza politica e partigiana, dovrebbe saperlo non bene, ma benissimo.
Sfortunatamente per decenni e decenni ci siamo raccontati tra di noi le frottole, ci siamo adagiati sulle teorie politiche di destra, di centro e di sinistra, senza capire che le teorie restano tali finchè non si mettono in pratica. E spesso le teorie non hanno pratica.
Certo che dispiace e ci feriscono le parole del giornalista del New York Times, siamo Italiani in fondo, orgogliosi di essere tali. Ma... "La verità offende" e anche in questo caso il detto popolare è particolarmente e tragicamente vero.
Come può del resto un italiano qualunque sia esso di destra, di centro, di sinistra credere ai politici, tutti i politici, che pensano sempre piu' in modo presuntuoso e arrogante al loro tornaconto, senza neanche nasconderlo troppo?
Può darsi che qualche magistrato possa sbagliare, possa avviare indagini che non portano poi a niente... Ma se non portano poi a niente, qual è la ragione di tanta veemenza e tracotanza nel ridurli al silenzio, nel marginalizzarli?
Sono convinto che la maggioranza degli italiani ha vissuto le vicende legate ai PM De Magistris e Forleo come una perfetta e assoluta ammissione di colpa da parte degli inquisiti (ripeto: solo inquisiti, fino ad oggi almeno). E non ci sono parole che possano cambiare questa impressione che si è ben stampata negli animi degli italiani: a prescindere dalla verità dei fatti, il sistema politico si è difeso a suo modo, ha individuato nei magistrati un "nemico" da combattere, li ha ridotti al silenzio e all'impotenza.
E con questo i nostri politici hanno semplicemente e una volta di piu' dimostrato che in Italia non c'è rispetto alcuno delle regole "SOSTANZIALI" (e non quelle "FORMALI", fatti di commi e sottocommi di leggi dimenticate utili solo a chi si può permettere avvocati e consulenze, furbizie da Azzecagarbugli, come ci insegnava Manzoni).
Con il loro atteggiamento i politici non fanno altro che sfasciare giorno dopo giorno ogni convinzione e ogni credo in uno stato di diritto, che è invece uno dei fondamenti della nostra Costituzione.
Come fa' il ladro a punire il furto? Come faranno i politici di oggi a fare le cosiddette riforme del sistema tanto vociferate?
E' impossibile, come è impossibile che questo sistema politico possa in qualche modo risollevare l'economia del paese, a parte qualche ritocco di facciata, che non cambia nulla se non creare ulteriore confusione e malcontento.
Serve gente nuova, ma veramente nuova, gente pulita, ma veramente pulita, gente con voglia di fare, non voglia di arricchirsi. Gente capace, fuori dai soliti giri, dalle solite "mafiette" di palazzo.
I giovani, che poi sono tutte le persone in età da lavoro (dai 20 ai 60 anni) hanno bisogno ancora di un futuro. Un futuro fatto di cose concrete non menzogne, non di furbizie, non di sole o vane parole e concetti astratti.
Beppe Grillo non è il mio Dio, ne' mi rappresenta ne' mi ha mai rappresentato in alcun modo, ne' mi rappresenterà mai, ne' io rappresenterò mai lui. Ma c'ha ragione da vendere, almeno fino a oggi. E questo è un fatto, un fatto concreto. E il giornalista del New York Times, sarà pure uno che vede un po' troppo le ombre e poco le luci, ma anche lui ha un sacco di ragioni, ottime ragioni, e la sua visione dell'Italia non fa' una grinza. E' piu' che perfetta. Anzi, a ben vedere, è stato fin benevolo, poteva scrivere di peggio, lo sappiamo e ne siamo coscienti tutti.
E, si fidi, glielo dice uno dei 56milioni di concittadini che in Italia "ci vivono", tutti i giorni, tutti i santi giorni che Dio manda su questa terra.
Cordialmente.